Alchimia della parola scritta

Se siete amici di uno scittore, state pur certi che prima o poi qualcosa che avete, avete fatto o avete detto (talvolta voi stessi per intero) finirà a far parte di una storia.

Quello che è sorprendente (e che non finirà mai di stupirmi) è l’alchimia della parola scritta che, talvolta, si presenta senza preavviso nella realtà di te scrittore.

Ragazzi della giovanile del Bologna che ieri rientravano dagli allenamenti :)

Ragazzi della giovanile del Bologna che ieri rientravano dagli allenamenti 🙂

Quando sei un autore (anche se ancora non lo sai di esserlo), qualsiasi cosa venga registrata dal tuo cervello durante la giornata prima o poi finirà a far parte di qualche storia. All’inizio è tutto molto semplice, queste note rimangono direttamente reperibili nella cache del tuo cervello. Col passare del tempo (e acquisendo maggiore consapevolezza di questa tua attitudine) inizi a munirti di taccuino su cui annoti… cosa? Tutto! Nomi sentiti pronunciare per strada da sconosciuti ma potenzialmente adatti per un personaggio su cui cucire ad hoc una storia, parole, motti, osservazioni quando in treno è praticamente impossibile non venire a conoscenza di vita, morte e miracoli degli altri. Quando sei uno scrittote, lo percepisci come un profumo il potenziale per una storia di ciò che hai visto, sentito, provato. E questo atteggiamento non perdona. Per ogni azione c’è una reazione uguale e opposta ;D

Ieri ero sul treno del ritorno (il trenino degli allenamenti) quando sono stata accerchiata dai ragazzi della giovanile del Bologna. Non che mi abbiano vista, abbiano detto: “Eccola, è lei!” e si siano fatti intorno. Semplicemente io ero seduta nei posti in prossimità delle porte e loro sono entrati in gruppo e si sono posizionati sui seggiolini tutti intorno a me (come la banca ;).

Parlavano dei fatti loro: partite, allenatore, compagni e atteggiamenti più o meno stravaganti dei suddetti. Poi a un certo punto, raccontando di un’azione in campo, è saltato fuori: “E poi Checco…!”

BANG! Sono stata agganciata. Mi sono ritrovata dentro al libro. Quei ragazzi erano i ragazzi della mia storia. Mi sono domandata cosa sarebbe accaduto se mi fossi alzata e avessi detto: “Ma voi lo sapete chi è Cruyff? Probabilemente mi avrebbero guardata con diffidenza o malcelata accondiscendenza o forse sarebbero scoppiati a ridere (la realtà non è mai indulgente come le tue storie).

Non volevo saperlo. Preferivo immaginarmi nel mio libro e non volevo modificare l’opinione che ho di quei ragazzi che si sparano tutti i giorni il mio medesimo tormento pendolare per andare ad allenarsi e poi rientrare alle rispettive case nella speranza che il sacrificio di oggi porti ai risultati di domani.

Anche a loro è dedicato Bologna Kara. A loro e ai sogni di tutti i ragazzi come loro, a me come sono stata da ragazza e a tutte le ragazze che sono o sono state tali; a tutti loro si rivolgono i miei pensieri quando scrivo. Never give up! Ognuno di noi ha il diritto (e il dovere) di rendersi felice 🙂

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