Affabulatoria Incipit

– Io non credo alle favole, – disse lei con un perentorio disappunto stampato sul viso.
– E non devi.
– Allora perche’ mi sta dicendo questo?
K. sorrise. Era cosi’ complicata e al tempo stesso altrettanto semplice da capire. Appoggio’ la tesina sulla mensola della libreria e le si fece accanto.
– Perche’…

issho

Issho ni Neyou yo di Takao Shigeru

La bocca di lui era talmente prossima all’orecchio di lei che il timbro caldo della voce si confondeva con il significato delle parole. Era piacevole, quella vicinanza. Non altrettanto l’immagine che il parlare di lui andava tessendo.
– Cosa vuoi dire, – si ritrasse di scatto Erica. Quel movimento repentino lascio’ tra le dita di K. l’estremita’ della sciarpa rosa di lei insieme a una zaffata dal sentore speziato del suo profumo. – Che quando piove in realta’ sono io a farlo?
Un lampo illumino’ il pavimento dipingendo a terra con un flash l’intelaiatura della finesta. Il borbottio del tuono arrivo’ sopito dalla lontananza.
– Non ti sei mai chiesta come mai quando ti arrabbi, anche la giornata piu’ promettente volge al peggio?
Lo aveva fatto, innunerevoli volte ma aveva sempre voluto credere alla voce della ragione che le imponeva differenti conclusioni. Ora lui le stava dicendo che era tutto vero quello che in fin dei conti aveva sempre saputo nel suo cuore? Chi era K. per credergli? Solo il professore di filologia romanza e i docenti, si sa, se avessero trovato qualcosa di meglio, non sarebbero finiti ad insegnare.
Era una pazzia. Tutto le diceva di lasciar perdere, dalle parole sconclusionate che K. le aveva sussurrato all’orecchio (una verita’ nascosta, affabulatori) all’espressione di lui convinto che non avrebbe detto di no fin da quando aveva messo piede nella stanza. Eppure c’era qualcosa che le premeva dentro e quel pungolo non si sarebbe ritratto, lo sapeva, se non si fosse concessa di andare in fondo alla faccenda.
– Vorrei che conoscessi i ragazzi, – intervenne K. nei suoi pensieri. – Poi potrai decidere da te.
Dicono sempre cosi’ anche i miei, penso’ Erica, e invece hanno gia’ deciso loro per me. Ma qui, forse… Che pericolo poteva esserci a seguire quell’uomo in un bar o in un’aula a conoscere altra gente?
– E dove potrei incontrarli, i ragazzi?
– Esattamente qui.
K. piego’ uno dei reggimensola e come nei piu’ classici dei libri del mistero, l’antica libreria in mogano scivolo’ di lato con un sinistro scricchiolio, andando a rivelare un varco. Ecco, ora il pericolo c’e’ eccome, si stava dicendo Erica mentre penetrava nel pertugio e il muro si restringeva in un cunicolo che conduceva giu’ per scale strette di sasso umido e pareti di muffa. Stava seguendo un emerito, se pur stimato docente, sconosciuto. E mentre la sua mente ripercorreva i peggior film dell’orrore, la libreria scompariva lasciandola sola con il rumore dei passi che poco piu’ avanti indicavano la direzione presa dal professore.
Nella stanza, la tesina era scivolata di lato sullo scaffale e poi era stata fatta cadere a terra dal movimento dei gangli che ritornavano al loro posto mentre un leggero ticchettio principiava a colpire i vetri. In strada, i pochi studenti ancora in giro si affrettavano a riparare sotto i portici e nessuno fece caso alla luce che si spegneva nello studio al secondo piano di via Zamboni 33.

Affabulatoria - foto di gruppo

Ogni nuova idea si ramifica (branch) da qualcosa di gia’ pensato ma poi diverge per seguire la propria strada 🙂

 

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