Buona Pasqua, Lewis e il leone di Narnia

Alcuni critici confondono il crescere con il prezzo del crescere e sembrano avere tutto l’interesse a far lievitare il costo oltre il necessario.
(Tre modi di scrivere per l’infanzia, C. S. Lewis)

Era la primavera del 1950 quando un austero docente di Oxford, cinquantenne, scapolo, ben noto per i suoi studi sul Medioevo e per i suoi scritti di apologetica cristiana, pubblicava un libro di un mondo incantato dove i protagonisti erano quattro bambini: Narnia.

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Scriviamo per bambini non per arruffianarceli o indottrinarli, dice Lewis nel saggio On three ways of  writing for children” che probabilmente scrisse per rispondere alle critiche che gli erano state mosse dopo la conclusione delle “Cronache di Narnia”; scriviamo con lo scopo di aiutarli a combattere i mostri e i draghi che quando saranno grandi dovranno affrontare per davvero; non per spaventarli o intimorirli ma per mostrare loro che il bene vince sempre sul male e che tutte le difficoltà, anche le più difficili, possono essere superate con un po’ di buona volonta’.

Al muro delle obiezioni al Logos e al Mythos il colpo di grazia l’aveva dato l’amico (ed altrettanto esimio docente) Tolkien che lo aveva convertito insieme al cristianesimo e all’amore per le leggende.

Il fascino della fiaba sta per Talkien (On fairy stories) nel fatto che su di essa l’uomo esercita pienamente la facoltà di “sub-creatore”, una delle funzioni più caratteristiche dell’essere umano.

Secondo Jung la fiaba libera archetipi che dormono nell’inconscio collettivo. Noi ubbidiamo all’antico precetto del “conosci te stesso”. 

Lewis sosteneva di scrivere di cio’ che avrebbe voluto leggere da bambino e a quelle fantasticherie attinge quando inizia a mettere insieme le storie di Narnia, a partire dal nucleo primigeneo nato da quelle storie raccontate per intrattenere i bambini sfollati che aveva accolto in casa durante la Seconda Guerra Mondiale. Lewis raccoglie immagini, suggestioni che ruotano intorno a un mondo fantastico, animali parlanti: il quotidiamo mappato in un mondo altro e cuce il tutto in un unico intreccio finche’ non gli viene in mente che ci puo’ essere di piu’.

Se quello di Tolkien viene considerato fantasy pagano, a Lewis viene riconosciuto l’intento di espandere, attraverso il linguaggio del simbolo, la visione cristiana.

In realta’, entrambi i grandi scrittori espressero la loro religiosita’ attraverso le loro storie: sono simbolici i grandi temi come quelli del viaggio, della ricerca e la scelta degli eroi piccoli e umili ( gli hobbit di Tolkien e i bambini di Lewis); il re di giustizia Aragon e il re Aslan di Narnia che come nella letteratura medievale, rappresenta Cristo e guida i quattro fratelli nella lotta contro il Male (Rif C. S. Lewis tra fantasy e vangelo, Paolo Gulisano).

Tanto nel fantasy quanto nella fantascienza (Lontano dal pianeta silenzioso, primo libro di una trilogia scritta a seguito di una scommessa con Tolkien), Lewis ipotizza altri mondi nei quali la lotta tra bene e male, vita e morte, salvezza e dannazione, deve necessariamente essere andata nel medesimo modo.

Per Narnia l’autore si chiese: “Cosa succederebbe se il Figlio di Dio entrasse in un mondo di animali parlanti nella forma del leone?”. Potendo presentare la versione di Narnia dell’Incarnazione, Lewis andava a crearsi un forum nel quale poter articolare alcuni dei suoi sentimenti più preziosi verso Dio. E avrebbe potuto farlo senza la Legge, senza alcun dovere morale o ipocrisia che entrasse a far parte dell’equazione.

Lewis era diventato cristiano dopo essere stato per molto tempo ateo e cio’ principalmente tramite l’amicizia con Tolkien, un cattolico che viveva con serieta’ e intensita’ la propria fede e la trasfuse a piene mani nelle sue opere ma tramite la lente del simbolo che evita moralismo.
E’ stata l’esperienza personale di Lewis che ha reso difficile sentire nel modo in cui forse si era sentito verso un Dio qualunque, era il semplice fatto che ci fossero dei sentimenti che chiunque dovrebbe avere verso quel Dio. Con Aslan, Lewis fa tabula rasa. Puo’ spingere i lettori a provare amore e devozione senza quel soffocante senso di dovere. Puo’ trasmettere la sua grande gratitudine e il suo amore per Dio senza fare sermoni. Puo’, come una volta disse, “rubare al passato quei vigili draghi” (il mito fatto realta’: le origini delle cronache di Narnia, Mark Bane)

Abbandonando qualsiasi fondo di moralismo, dovere morale o ipocrisia che l’affermazione si porti dietro nella vostra esperienza personale, lasciatevi dunque dire: Buona Pasqua 😃, che e’ un augurio di cambiamento, la rinascita alla parte piu’ vera di noi; scegliere noi stessi, diventare cio’ che gia’ siamo.

Dalla terra di Narnia, buona Pasqua a tutti 😃

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