Lingua e linguistica (e non è un post porno ;)

L’apprendimento di una lingua non consiste in un’operazione di arricchimento bensì di sottrazione, potatura dei rami di una struttura condivisa e bilogicamente determinata.

Questo significa che alla nascita saremmo tutti dotati di un’identica ‘plancia’ dalla quale andremo a switchare su ‘on’ le lingue per le quali abbiamo avuto riscontro con l’esperienza.

E sorprendentemente, la conferma di questa regola ci viene da un’eccezione: lo studio delle lingue creole di origine pidgin.

Secondo le nuove teorie di linguistica applicata, siamo biologicamente determinati nell’apprendimento delle lingue da una struttura (connaturata e condivisa) a partire dalla quale siamo in grado di apprendere un linguaggio sulla base dell’esperienza.

Ovvero, a partire dalla struttura di tutte le lingue possibili, ritagliamo quella della lingua (o delle lingue) che sentiamo parlare da piccoli.

Questo processo funziona solo in un periodo limitato di tempo, ovvero quello in cui la nostra mente e’ la cosidetta spugna assorbente, capace di imparare per processi che in buona parte, ancora oggi, siamo solo in grado di ipotizzare. Dopodiche’, l’apprendimento di una nuova lingua diventa quel difficile (cognitivamente pesante) processo che ricordiamo dai tempi della scuola.

Chomsky parlava metaforicamente di relay (e fissava l’apprendimento delle lingue strettamente connaturato con il nostro essere biologicamente definiti) fin dalla fine del secolo scorso ma veniva snobbato e intanto le sue grammatiche generative hanno dato l’input decisivo allo sviluppo dell’informatica (nel significato piu’ ampio di computer science). Senza di lui non ci sarebbero i linguaggi di programmazione e non esisterebbe neanche la tecnologia come la viviamo oggi, ovvero connaturata in qualsiasi ambito della nostra vita e non solo per tablet e smart phone; dal programma di lavaggio della lavatrice a quello della macchinetta che eroga merendine e caffe’ parliamo di programmazione di automi a stati finiti che non esisterebbero senza le grammatiche generative di Chomsky.

Oggi i dati sperimentali anche in linguistica confermano il punto di partenza di Chomsky (ovvero che si apprende una lingua per potatura di un sistema condiviso bilogicamente determinato) e sorprendentemente, a conferma di questa regola, c’è un’eccezione: lo studio delle lingue creole, costruite da bambini di genitori pidgin.

Pidgin e’ il termine utilizzato per descrivere quelle lingue semplificate nate per esigenze commerciali. La stessa etimologia presunta della parola, storpiatura in inglese di Beijing (Pechino), indica che sitratta di una lingua nata dal contatto dei commercianti inglesi con le popolazioni locali cinesi. In seguito, per antonomasia, pidgin ha finito per indicare tutte le lingue semplificate di questo tipo. Si tratta di una lingua semplificata nel senso che per esempio, i verbi si formano con avverbi accompagnati a verbi non flessi (e.g. andai puo’ essere reso con ‘ieri andare’) e gli ausiliari decadono o si semplificano.

In una comunita’ pidgin, la Babele e’ al massimo grado: tante lingue quanti sono i parlanti.

Bickerton ebbe l’originale intuizione di osservare cosa succede se un bambino viene esposto a una simile Babele naturale nell’eta’ in cui normalmente apprende la lingua madre.

Sulla base di tali osservazioni, ebbe modo di verificare come, a partire da una grammatica semplificata, i soggetti siano andati ad aggiungere strutture più complesse che apparterrebbero effettivamente alle lingue di origine.

Scopri’ cioe’, sorprendentemente, che questi bambini ricomplicavano la lingua , reintroducendo tutte quelle parti che la lingua semplificata non aveva e talvolta introducendone di nuove. Facevano cioe’ nascere una lingua “creola”.

L’aggettivo ‘creolo’ che deriva dallo spagnolo ‘criollo’ (meticcio, nato in casa) e originariamente usato per indicare i nati da genitori francesi nell’America latina, oggi viene usato proprio per identificare quelle lingue nate dai contatti commerciali (quindi con un lessico fatto di radici di piu’ lingue) ma che non presentano i tratti di semplificazione propri delle lingue pidgin. Sono infatti lingue dotate di tutta la complessa rete di principi e di ricchezza morfologica tipiche di ogni lingua naturale.

La natura reintroduce cio’ che l’uomo ha razionalmente semplificato e rigenera cio’ che le e’ naturalmente proprio.

Rif. A. Moro, I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili, Bologna, Il Mulino, 2015.

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