BCBF 2016 Diario di una giornata in fiera

La Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna (Bologna Children’s Book Fair, o BCBF per gli avvezzi) è come la traversata dell’Atlantico: va affrontata in solitaria.

Non che non ci sia mai stata ma quest’anno l’emozione e’ stata particolarmente forte. E penso perché per la prima volta ero davvero sola.

Ecco il diario di una giornata in fiera.

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L’esordio non è dei migliori: nessuno prenota la fermata e il 35 non fa capolinea. E’ l’autobus per la fiera! Dove credeva che andassero tutte quelle persone con la cartelletta del portfolio sotto al braccio? Facciamoci sempre riconoscere, vero? penso mentre insieme al drappello dei miei sfortunati compagni mi accingo a riguadagnare l’ingresso della fiera.

Pare a me o quest’anno l’entrata è più spoglia? Scelta di sobrietà o budget ridottotto.
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In fila alle casse (non apre prima delle nove) mi esplode l’ansia. Non che non sia mai stata in fiera, come dicevo, ma quest’anno è il primo anno davvero da sola.

Ancora in fila (per entrare – non aprono il cancello prima delle 9:00) l’ansia cresce. Sono preparata, mi dico. Mai come quest’anno ho indagato, studiato, pianificato e forse anche per questo sono aumentate le attese.
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Già che le cose non sono partite per il meglio (dal bus che salta la fermata all’enorme brufulo che mi ha dato il buongiorno sta mattina davanti allo specchio), speriamo che sia il karma che ha scambiato le carte per apparecchiare piu’ buona sorte.

Bip,bip. I bip chiudono il canale dei pensieri.  Ancora un altro bip, è il mio. Sono dentro.

Respira, indossa un bel sorriso e vai 😃 Devi invogliare la sorte a sorriderti, se vuoi che la magia della fiera agisca anche su di te, mi ripeto 😆

All’ingresso c’è già una mini mostra. Questo confonde le mie capacità di orientamento landscape. Dove sarà il muro del pianto? Calma, ho tutto il giorno. Piantina alla mano, organizziamoci. Abbiamo studiato, mi ripeto.
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Raggiungo il muro del pianto e mi faccio subito incantare. Il livello, come al solito e’ altissimo. Scelgo un posto. Ci avevo già pensato nei giorni scorsi: un muretto davanti all’entrata dei padiglioni in modo che il mio materiale ti stia davanti agli occhi uscendo. Ed eccolo, quel piccolo spazio vuoto aspettava proprio me.

Ovviamente i pantaloni mi abbandonano (un bello strappo nell’interno coscia) non appena mi accuccio per andare a prendere il materiale dalla borsa. Attendo sempre più generoso il ritorno del karma.

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Eccoli la’, i miei piccolini! Pochi ma buoni. Se deve essere, sarà. Ancora uno sguardo (sono una mamma apprensiva alla prima gita scolastica dei figli) e poi via, proseguo per i padiglioni.

Prima tappa, mi dirigo allo stand di Autori di Immagini, dove voglio prenotare il “Portfolio ai raggi X” con Alessandro Bonaccorsi, in rete Shivu. È lui che mi ha dato le dritte migliori su come muovermi in mostra tramite il suo sito. Dopo aver dato nome e cognome e aver distribuito il mio primo biglietto da visita, mi rendo conto che ho un sacco di tempo prima dell’incontro. Bene, rimbocchiamoci le maniche e andiamo a raccogliere le informazioni che ho pianificato.

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La fiera è immensa. Cerco di lasciarmi trasportare da suoni e colori e di aprire la mente alle idee che non tardano ad arrivare al digital cafe, mentre ascolto l’esperienza di narrativa e nuove tecnologie di tre ditte coreane.
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Il colloquio con Shivu è molto producente, soprattutto ho occasione di fargli di persona la domanda a cui non ho mai trovato risposta nel Web: come si fa a parlare con un editor? Si deve chiamare prima? Devi conoscere qualcuno che conosca qualcun altro? No, quello che avviene in fiera si svolge in fiera: accade tutto qui. Devi girare, informarti allo stand se la casa editrice visiona progetti o portfolii, prendere appuntamento (prima vai meglio è perché i posti sono a numero chiuso per i primi tot che presentano), seguendo sempre il medesimo mantra di avvicinare le case editrici affini allo stile del nostro lavoro (e che pertanto potrebbero essere interessate).

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Ritardo il più possibile il pasto (in fiera se non ti sei portato nulla, fai fatica a mangiare qualcosa che non sia pizza) e mi nutro della merendina “ecologica” dell’Eataly che ho, appunto, portato da casa. Alle 15:00, dopo aver prenotato un altro esame del portfolio (non voglio perdere neanche un’occasione per raccogliere opinioni, suggerimenti, impressioni per migliorarmi), strisciando sui gomiti allo stand mirabilante dei coreani, mi lascio tentare dalla pizza.

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Con la pizza in pancia, sto per morire sotto il peso di portfolio (in cui ho scatafasciato una miriade di depliant, cataloghi, cartoline, etc. etc.) e borse (tutti gli anni mi maledico per non aver optato per un trolly) e mi carico anche di alcuni libri acquistati al negozio dedicato (per un rene e mezzo ma ne vale sempre la pena). Cosi’ ben ormeggiata al suolo, mi ripresento allo stand di AI (che per inciso, per tutta la giornata, mi ha accolta come a casa. Grazie ragazzi :).
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Succede sempre così, anche quando sei in vacanza. Magari stai al mare un mese ma le cose belle ti capitano sempre l’ultimo giorno quando poco dopo dovrai ripartire. E infatti, in rapida successione:

E poi faccio quello che a una fiera non si dovrebbe mai al mondo fare: sottovaluto la persona che mi siede di fianco. Sarà l’adrenalina, la stanchezza ma mi rendo conto che sto rispondendo con sufficienza alla gentile signora che mi chiede di vedere le immaigni del portfolio e io gliene mostro a malapena due. Se il pizzicare del mio senso di ragno non mi avesse spinto ad aggiungere qualcosa del tipo: “Non credo belli ma mi piace disegnare”, orai sarei già a scavarmi la fossa per seppellirmici dentro perché quella gentile signora era CINZIA BATTISTEL, illustratrice, autrice specializzata in libri per ragazzi e cinema d’animazione e di lì a poco mi avrebbe visionato il portfolio.

Infine raccolgo con i tanti bagagli tutta l’esperienza che ho potuto collezionare e la chiudo insieme a spillette e cartoline nel mio quadernetto. Ancora un’ultima cura (come a una piantina) al materiale esposto sul muro del pianto,  e poi via verso uscita, bus, stazione, treno, casa, senza mai voltarmi indietro come Chihiro sul ponte del castello di Yubaba.
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Solo una volta guadagnato con una corsa il treno, riesco a fare le dovute considerazioni. Una giornata faticosa (e non avrete problemi, dopo aver letto queste mie righe, a immaginarlo anche senza andare a sollevare la cartelletta del mio portfolio a fine giornata); una giornata piena di rifiuti ma anche di grandi soddisfazioni. È chiaro, infatti, che il mio lavoro, dal punto di vista grafico, non è ancora pronto per andare in mano a un editore ma con un buon allenamento, un giorno… D’altronde, nessuno si sveglia la mattina con la voglia di correre e arriva in fondo alla maratona di New York.

E se siete stati tanto eroici da arrivare fin qui, lasciate che vi dica anche quest’ultima cosa. Quando ho iniziato questo articolo, mi sono detta (con la voce di Marco Della Noce, il capo meccanico della Ferrari 😆 : lo spiego io come funziona in fiera! E invece mi rendo conto che ho detto le stesse cose (se non molto meno) di tuti gli articoli che ho letto e citato sul web. Perche’ la BCBF e’ un viaggio che va affrontato in solitaria: gli altri potranno raccontarti cosa sono andati a cercare per mare e dove li abbiano condotti le rotte e le maree ma nessuno potra’ dirti cosa ci troverai tu, in mezzo al mare.

D’altronde, se andiamo a guardare nella storia personale di chi riesce a guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore, l’illustratore, il disegnatore, scopriremmo che tutto ha avuto inizio da una mirabolante congiunzione astrale (il ginocchio ha fatto contatto con la rotula) che solo in minima parte e’ dipeso dal frutto delle loro azioni. Certo che, come dice il detto, se e’ vero che “chi cerca trova”, non troverai mai niente se non cominci a cercare. La BCBF e’ il posto magico doce la tua ricerca puo’ avere inizio. Dove questo ti condurra’ lo sanno solo il mare e le maree che rivoluzionano le rotte.

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