Ancora un’altra storia di calcio e… d’amore?

Ci sono storie che il marketing non prenderà mai in considerazione perché catalizzano interessi che non formano un unico target. Storie di perdenti, insomma.

Ma io, come C.S. Lewis, non scrivo per il marketing o per farmi pubblicare a tutti i costi da una major. Io, come C.S., scrivo quello che avrei voluto leggere da ragazzo perché le tante storie che prendono vita attraverso i miei occhi finirebbero per marcirmi, se avessero a morirmi dentro.

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Io devo scrivere ma voi non siete obbligati a leggere. E non fatelo se non vi interessa. Da buona lettrice e adepta del ‘bovarismo’ (che non ha nulla a che vedere con le mucche ma andate e riverdervi i diritti del lettore di Pennac), vi dico in tutta sincerità che non credo che Bologna Kara (BK) possa piacervi se non siete:

  • un appassionato di calcio,
  • un lettore di manga,
  • un onnivoro di libri d’amore (ovvero allenati alla costanza per arrivare in fondo alle oltre 500 pagine, a seconda del formato di stampa, di cui il libro si compone).

Ma se vi ritrovate in almeno uno di questi aspetti, allora sono certa che BK vi darà grandi soddisfazioni. Perché la forma sicuramente potrebbe essere migliorata (si tratta di un’opera di esordio ma a un certo punto, se non ti imponi la parola fine, continui a risrivere la stessa storia per il resto della tua vita e poi confido in un buon editor, se mai ce ne sarà, perché non disdegno la pubblicazione a priori) ma sui contenuti non ho dubbio alcuno.

Perché c’è il calcio e l’amore e il Giappone e l’amore per tutti e tre e quei valori che solo i cartoni animati giapponesi degli anni ’80 hanno raccontato a noi giovani di allora: spirito di sacrificio, amicizia, lottare per una giusta causa e non arrendersi mai.

BK è uno spokon shōjo(スポコン 少女): ibrida i classici delle storie sportive con storie rivolte a ragazze tra i dieci anni e l’età adulta. È un libro ma è raccontato come un manga. Comprende una collezione di rimandi sul web. E poiché viviamo in un mondo dove l’età biologica non corrisponde più a quella mentale, è un libro anche per tutti coloro che non hanno ancora rinunciato a veder realizzati i propri sogni.

Ed e’ una storia nerd, nel significato più intimo del termine: perseguire la propria (smisurata) passione incurante del pensiero degli altri o del giudizio del mondo intero che ti vorebbe al tuo posto nello stereotipo che il super ego ha stabilito per te (#OrgoglioNerd)

C’è una ragazza che vuole giocare a calcio in un periodo in cui il calcio è roba da maschi e un giapponese naturalizzato che il calciatore lo potrebbe fare da professionista ma nessuno ha intenzione di prenderlo in considerazione al di là del pregiudizio: il Giappone, si sa, nel calcio non ha mai raggiunto grossi risultati. Pero’ i due decidono di uscire dal guscio dei ‘se, forse, potrei‘ e si mettono alla prova sul campo che chiede molto e non sempre restituisce i risultati che si meritano ma che non mente mai su chi sei per davvero.

E così la storia di Marco e Viki si arricchisce di personaggi fino a diventare un racconto corale sull’aspetto più luminoso e stimolante del gioco del calcio, quello spirito di dedizione e amicizia che lega i ventidue in campo e fa di ciascuna individualità il prezioso ingranaggio di un unico, gigantesco meccanismo: la vita. E nella vita non è una vittoria che dice chi sei.

1974. Finale dei mondiali. Se fosse stata l’Olanda a vincere contro la Germania, nessuno avrebbe parlato ancora oggi di quella partita, di quanto fossero stati bravi gli olandesi e della perfezione del calcio che giocavano.

Rocky (il primo, l’originale). Voi ve lo ricordate che alla fine lui perde ai punti contro Apollo? “Non ci sarà rivincita”, gli dice Apollo (il film doveva essere un unicum. Essendo la storia di un perdente, avevano seri dubbi che avrebbe avuto successo). “E chi la vuole”, risonde Rocky poco prima di mettersi a gridare il ben più famoso: “Adrianaaaaaa!!!”

Bologna Karà (con l’accento sulla a perché è giapponese e indica un punto di partenza, come il film Ghibli firmato Miyazaki – Goro, e tradotto con il più comprensibile From up of poppy hill) è una storia di calcio dove le sconfitte ti forgiano il carattere e l’amore ti salva la vita.

Ecco l’ennesima storia di perdenti che ci farà tracimare d’orgoglio il cuore.

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