Che fatica raccontare di calcio

Victory Kickoff!! - Sfide per la vittoria

“Farsi raccontare di calcio da una donnetta?” mi immagino già le facce indignate dei maschi. 
“Che cosa ne può sapere una donnetta di calcio”. Già, che cosa ne sa?

Sa

la difficoltà (e talvolta l’umiliazione) di giocare in una sguadra: con i maschi, che ti accusano di palparli negli scontri, con le femmine perché era comunque un uomo l’allenatore. E le amiche che ti accusano di esibizionismo.

Sa che quando suo padre le trovò una squadra femminile e la accettarono (nonostante la giovane età), era venerdì e il primo allenamento sarebbe stato il martedì. Quel weekend è stato il più lungo della mia vita.

Sa l’orgoglio all’acquisto delle prime scarpette con i tacchetti. Le conservo ancora con religioso rispetto.

Sa la fatica degli allenamenti, la sera e il giorno dopo c’era scuola e com’era difficile alzarsi. A volte la notte, al di sopra dei riflettori del campo, il cielo era un gorgo nero che pareva volermi inghiottire. Ho rotto la punta delle Nike per imparare a non calciare di punta.

Sa l’odore dell’erba e la paura di fare la cosa sbagliata al punto di paralizzarsi in campo la prima partita (una vera, con le divise e lo stadio grande). Ricordo ancora tutto di quel giorno e che rimasi a badare un rettangolo verde (la mia posizione) indipendentemente dal gioco. Mio padre mi prende ancora in giro, quando lo ricorda. L’unica partita che abbia visto.

Sa la determinazione del primo scontro, andare al massimo, non farsi fermare da nulla per fermare la corsa, palla al piede, dell’avversario. E il dolore, e il piede gonfio per via del pestone col tacchetto ma l’avevo fermata.

E conosce gli spalti: il tifo a favore e contro (che non è vero che non faccia differenza); conosco la gioia del campo verde che vedi allungarsi come il campo infinito di Holly e Benji quando esci dall’ombra degli spogliatoi dello stadio;  le volte del colosseo e tu sei il guerriero e hai scelto la tua battaglia e la combatti fino in fondo.

Sa l’emozione di un risultato che anche se ti ripeti (come cercano di farti credere molti) che alla fine è solo un gioco, sai che in realtà non è così. Con il gioco la natura insegna ai cuccioli a vivere da grandi. Il campo chiede, il campo dà e non sempre corrisponde al merito o all’impegno e so che insegna qualcosa di più nelle sconfitte piuttosto che nelle vittorie.

Ma in fondo, che cosa ne sa di calcio una donnetta? E pretende di raccontarcelo come nessuno ha ancora fatto.

📚 Bologna Kara – Marco e Viki. Una storia che racconta l’amore per il calcio, l’amore per il Giappone e l’amore per entrambi. Insomma l’amore, con lo sguardo assoluto e determinato di due adolescenti in campo.

BK - Bologna Kara

Perché la vita come “il calcio è semplicità(*): si tratta di imparare a ricevere e passare la palla”(**). Tutto quello che sta nel mezzo è gioco e lo fa la squadra che si sa, può o meno funzionare ma è per farla funzionare che si scende in campo. Che cos’è infatti il calcio se non il magnifico meccanismo dei 22 in campo?

(*) Agostino Di Bartolomei, Il manuale del calcio.

(**) Johan Cruyff, Mi piace il calcio (ma non quello di oggi)

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