Viva la fiera, in bocca alla fiera – BCBF 2017

E siamo di nuovo a ridosso della fiera del libro per ragazzi a Bologna (Bologna Children’s Book Fair 2017); e ancora a fronte di ottimi propositi come ogni anno, ci arriviamo in bocca, alla fiera.

Troppi progetti in testa, lo so. Tutti sulla stessa linea delle priorità ma attualmente la mia creatività non riesce ad essere se non così: diversamente organizzata.

E così torno a fare quello che ho sempre fatto, inseguo le bricioline sul web alla ricerca di ispirazione.

Questa volta, però, mi do nuovi obiettivi sulla base del mio differente punto di vista: io alla fiera ci vado come autore di libri per ragazzi.

Devo dire che finché non ti sei fatta un po’ di ossa sul campo, è difficile far buon uso dei consigli portati dalla bricioline. Anche il manuale Non perderti nella giungla della BCBF (scaricabile gratuitamente) ottimo, a mio parere, potrebbe sembrare una guida per autostopposti su marte se ancora non avete sperimentato cosa la fiera possa offrire o meno a ciò che voi (per ciascuno, come nella vita, diverso) state cercando.

Per parafrasare (e ribaltare) una frase famosa: non chiedere cosa tu puoi dare alla fiera ma cosa la fiera può dare a te.

Quindi, quali obiettivi?
Non è la prima volta che parto inseguendo il consiglio di darmene.

La BCBF è principalmente rivolta agli illustratori, come esordienti e devo dire che anch’io inizialmente l’ho affrontata privilegiando il mio lavoro illustrativo, delle storie.

Ma girando per gli stand, mi sono accorta che può essere anche un ottimo punto di partenza per uno scrittore.

Il problema è che fintanto che non ti sei fatta le ossa in qualche anno di fiera ‘selvaggia’, ovvero che vuoi vedere tutto, fare tutto, parlare con tutti e sbandierare al mondo il tuo lavoro, non riesci a farti un’idea chiara di cosa o meno possa essere importante per te; né tantomeno riesci ad individuare un obiettivo concreto. Ovvero, tutto resta nel campo delle possibilità potenzialmente infinite e niente è diversmente importante.

Io di anni di ‘fiera selvaggia’ me ne sono fatti qualcuno e perciò torno con uno sguardo nuovo ai 9 passi di Stella Di Meo per arrivare preparati alla fiera e mi domando: è possibile, invece di seguire le briciole delle esigenze degli illustratori (ai quali, è vero, la fiera principalmente si rivolge), farsi un’idea di cosa chiedere alla fiera come scrittore?

Facciamo una mano di conti.

NB – le seguenti osservazioni sono bricioline della mia personale esperienza che scrivo più che altro per riordinarmi le idee e che non hanno nessuna intenzione di imporsi come regole generali ma sarò ben lieta se potranno essere d’aiuto a qualcun altro finito suo malgrado nella ‘fiera selvaggia’.

CHECKLIST per autori in cerca di editori

  1. Non sono certa per gli illustratori ma per noi scrittori, dalla mia esperienza, in fiera non accettano materiale (ricordo ancora come fosse oggi, la responsabile di una nota casa editrice – per la quale tra l’altro, sbaverei per pubblicare come prima scelta, che al mio buttare la mano alla Moleskine per appuntarmi i contatti che mi stava dando per proporre la mia storia, ha esordito in un urlo, quasi le avessi chiesto dov’era lo skilift in spiaggia).

    MIA REGOLA D’ORO – In fiera non porto mai copia cartacea del mio lavoro. 1. Pesa e c’è un perché se in fiera la gente si porta trolley, non resisto mai dal portarmi a casa un po’ di materiale illustrativo; 2. In generale, non è detto che il materiale da visionare la casa editrice lo accetti in cartaceo; 3. Se anche lo accetassero in fiera, che fine farebbe nella marea del materiale che uno stand ha accumulato (e non vorrebbe portarsi a casa)?
    Rei Ermaioni - Alla ricerca degli editori

    Rei Ermaioni – Alla ricerca degli editori

  2. La cosa più interessante per me scrittore alla fiera è aver modo di chiedere agli stand se accettano manoscritti da esordienti e come/a chi inviarli.
    1. Sul ‘a chi’ inviare – Il motivo per cui è interessante chiedere in fiera è che sanno indicarti i riferimenti corretti per il target della tua opera. Perché la prima cosa che ti chiedono quando ti proponi è: per che target? Lo young adult, per esempio, fa riferimento a un mondo tutto suo.
    2. Sul ‘cosa inviare’ – A seconda, le case editrici stabiliscono standard su come vogliono ricevere il materiale da visionare – pdf/doc via mail o cartaceo via posta; e poi solo sinossi o sinossi + primi capitoli o sinossi e libro intero o libro intero e basta. In generale, ho visto che:
    3. la sinossi è sempre richiesta – è la prima che leggono, è quella che dovrebbe attrarre se volete che la vostra opera venga letta da chi di dovere. Ho raccolto un po’ di suggestioni sulla sinossi qui.
    4. In generale è richiesto anche un mini cv: non è che vi vogliano assumere perciò non importa il dettaglio delle esperienze lavorative e capacità tecniche.

      OSSERVAZIONI MOLTO PERSONALI SUL CV – A mio parere lo chiedono per farsi un’idea di chi sono e le motivazioni al mio scrivere – soprattutto visto che nella vita faccio altro di lavori, perciò lo affronto con la filosofia di una lettera di presentazione come descritto per esempio qui.

      OSSERVAZIONI  PERSONALISSIME SULLE MODALITÀ DI INVIO – Per quanto riguarda l’invio, devo dire che l’appoccio via mail lo prevedono un po’ tutti e lo trovo il più indicato, non solo per questioni di spese ma anche e soprattutto per la velocità di interazione. La prima volta, con la mia paissione per il cartaceo, mi ero lanciata in stampe e pacchetti ma non mi ha dato la soddisfazione che volevo. E poi ho scoperto dopo che l’invio con ricevuta di ritorno ( che era la mia prassi) non è pratica apprezzata dagli editori, il perché è ben spiegato qui.

      OSSERVAZIONI ALTRETTANTO PERSONALI SU QUALE STAND VISITARE – La regola d’oro, come per qualsiasi proposta in cerca di editore, sarebbe di scegliere sulla base delle ‘affinità elettive’. Ovvero, prendi il catalogo, vedi cosa pubblica e valuti se sia in linea con quello che hai scritto o disegnato o chessoché. Io personalmente la prima volta ho girato come una pazza per tutti gli stand italiani ma è umanamente impossibile (e inutile spreco di energie).

      NUOVI PROPOSITI: Quest’anno, invece di valutare da catalogo (altro motivo per cui dalla fiera generalmente esci stra carico di roba) le ‘affinità elettive’ ho deciso di valutarle facendi un giro tra gli scaffali della mia libreria e vedere cosa ho acquistato e da chi negli ultimi tempi. Forse le ‘affinità elettive’ sono una cosa reciproca, cioé se vorrei pubblicare con determinate case editrici è perché hanno pubblicato libri che a me sono piaciuti.
      Cartoline, bigliettini, diarietto. Ho tutto. Pronti a muovere!

      Cartoline, bigliettini, diarietto. Ho tutto. Pronti a muovere!

  3. Gli stand delle case editrici accettano candidature spontanee tramite il rilascio dei bigliettini da visita soprattutto per quanto riguarda gli illustratori. Quando vado a chiedere informazioni per l’invio di manoscritti, se posso lascio anche io il bigliettino da visita (rimasi stupita un anno che una casa editrice indipendente a cui avevo lasciato il bigliettino per le illustrazioni – non si sa mai, tasto sempre il terreno anche se l’illustrazione, ho avuto modo di verificare, è un ambito precisamente codificato e indipendentemente dalla linea della casa editrice, si avvale di regole dalle quali i miei disegni generalmente esulano. Quando ormai non ci pensavo più, a mesi dalla fiera, mi rispose via mail. Aveva visionato il mio lavoro! E no, non erano interessati ma mi aveva risposto).
    Il muro del pianto (e non lo chiamo così solo io ;)

    Il muro del pianto (e non lo chiamo così solo io 😉

  4. Il muro del pianto: per chi non lo sapesse, dicesi così lo spazio – un vero e proprio muro in cartongesso bianco, sul quale illustratori e/o autori possono appendere i propri lavori e contatti nella speranza che qualcuno li noti (ho provato varie tatticche: davanti all’ingresso, ad altezza sguardo – come fanno i supermercati per farci preferire certi prodotti, ma poiché il materiale si accumula in maniera esponenziale ed è già cospicuo alla fine del primo giorno – anche se è pratica condivisa non staccare o coprire i lavori degli altri, credo che piuttosto che essere notati lì sarebbe più facile vincere all’enalotto. Ma siccome ‘mai dire mai’ deve essere il nostro motto in fiera, qualcosa è doveroso prepararlo. Per quanto mi riguarda, si appende per soddisfazione personale – di avere qualcosa da condividere, di aver condiviso, di esserci dati una scadenza e di averla rispettata).

    NUOVI PROPOSITI: al muro del pianto ho generalmente appeso materiale legato al mio lavoro patallelo di illustrazione. Quest’anno mi domando se non sia il caso di portare alla luce la produzione INDIE con un bel volantone.
    Artisti in coda per sottomettere il proprio portfolio

    Artisti in coda per sottomettere il proprio portfolio

  5. Valutazione del portfolio (per illustratori ma non solo) – un’altra cosa interessante per gli illustratori è la valutazione del portfolio. Presente quelle file interminabili che vedete talvolta agli stand, giovani intraprendenti con la cartellina sotto il braccio, seduti, in piedi, sdraiati che di file ne hanno fatte a bizzeffe? Ecco, quelli hanno preso appuntamento con il responsabile della casa editrice per far visionare il portfolio. Ma non solo:
    1. Mi è capitato che agli stand valutassero anche progetti interi: orsù, non mi farò più prendere dalla timidezza come la prima volta che mi proposero di far visionare un mio progetto (oddio, troppo incompleto, troppo brutto, troppo improbabile, troppo rifiutabile). La prossima fiera sarà tra un anno e i progetti migliori per me sono stati quelli che sono stati criticati, giudicati, scartati. Le critiche mi hanno permesso di capire cosa andasse e non andasse. Se non per migliorarsi, che si lavora a fare? In caso non vi abbia convinti, data un occhio anche qua: Quella volta che alla Fiera di Bologna… – Di Davide Calì – Roba da Disegnatori.

      NOTA: soprattutto in fiera, non date mai per scontato di sapere chi vi trovate accanto. Potrebbe trattarsi dell’editor che vi cambierà la vita e magari lo avete trattato come la donnetta delle pulizie. Garantisco, date a tutti il medesimo rispetto e attenzione alla stanchezza che gioca brutti scherzi (esperienza di vita vissuta).
  6.  Tutto quello che si cerca alla fiera avviene in fiera. Ovvero, una volta mi sono posta il problema di usare i contatti a cui avevo inviato una proposta di manoscritto l’anno prima per proporre di incontrarci in fiera. MOSSA SBAGLIATA SU TUTTI I FRONTI. Chi non mi aveva risposto mi è parso infastidito, come se fossi un potenziale stalker e mi ha liquidato dicendo che da Bologna passava sempre di fretta (e sottintendendo che aveva di meglio da fare). Chi aveva già rifiutato il lavoro, a fronte di una precedente corrispondenza piuttosto cortese, mi ha spiattellato sulla canna del naso che non incontrava gli autori che non pubblicava (probabilmente anche lei pensando di dover distogliere una potenziale zecca).
  7. 🌸
  8.  Alla fine della fiera, in fiera, come per tutte le produzioni artistiche, si tratta di aspettare la solita congiunzione astrale. Puoi pianificare quanti vuoi ma poi devi sperare che la persona giusta prenda la strada giusta e svoltando l’angolo, si imbatta nel tuo lavoro dicendo: Ecco finalmente quello che cercavo! Per il resto, niente scoramenti, teniamo alta la vela che come diceva mia nonna: “Se deve essere sarà”. E si sa, la buona vecchia saggezza popolare non sbaglia mai.
  9. L’unico consiglio che mi sento di darvi (e perché per me è stato davvero punto di riferimento per sopravvivere alla ‘fiera selvaggia) è fare un salto allo stand di Autori di Immagini. Se lasciate la e-mail, vi arriveranno le news su corsi e attività. Valuterete poi se fa per voi iscrivervi.

Mark Twain cite

 

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